Anatomia del tuo Guerriero Interiore

Ve l’hanno detto e ridetto, e voi stessi ormai ne avete fatto il vostro marchio di fabbrica: siete duri, sembrate insensibili, nulla sembra toccarvi, apparite quasi senza emozioni. Le solite cose.

Magari, specialmente quando eravate più giovani, questo atteggiamento era un vantaggio, perché vi faceva apparire solidi, intoccabili, forti, rispetto a quei mocciosi dei vostri coetanei. Ma pian piano, questa Corazza, ha cominciato a pesare.

Poi avete iniziato a capire quanto questo status di inviolabilità, fosse in realtà un’arma a doppio taglio: vi ha resi per certi versi invulnerabili, capaci di superare scogli enormi, e di non avere bisogno di nessuno, ma la contropartita è stata di altrettanto spessore. Avete cominciato a sospettare che gli altri vi cercassero solo perché eravate una specie di porto sicuro, e che pochi riuscissero a vedervi e accettarvi quando mostravate un minimo segno di debolezza. Così, poco alla volta, vi siete allontanati un po’ da tutti, con la pretesa di essere “degli spiriti liberi”. E lo siete, per carità, ma questo potrebbe anche avervi fatto rinunciare a cose molte importanti: relazioni, legami forti, sentimenti, e diciamolo, a volte anche all’amor proprio. Raccontate che “state bene così”, e in parte è vero, ma sapete che in certi casi, ve la siete proprio data a gambe.

La reazione a questa sensazione di sconnessione, più o meno consapevole, con quello che vi circonda , probabilmente avrà portato ad un ulteriore ispessimento di quella “crosta” che vi caratterizza. E in quella convivenza serrata con voi stessi, ci avete sguazzato, con tutte le conseguenze che sapete, anzi, che in molti sappiamo. I “frutti” della solitudine sono da un lato, la rabbia, la frustrazione, il disincanto, e il senso di impotenza, ma alla lunga, quando la Corazza stringe troppo, si finisce con l’essere in ostaggio della paura, fottutissima paura (perdonate il francesismo, ma rende),  di rimanere preda di se stessi.

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Notizia buona e notizia cattiva

Facciamo così: la buona notizia ve la do subito, così ci addolciamo un attimo. Quale sarebbe “la gioia” in questione? Eccola: avete un Cuore. Certo, sembrerà banale, ma sapete bene che non lo è. In troppi vi hanno accusati di non averlo: genitori, amici, fidanzate, mariti, amanti, mai qualcuno che si accorgesse come dietro a quell’apparente glacialità, ci fosse tutt’altro che un animo “perfectly british”, ma un nucleo lavico caldo, zampillante, vivo, e perfettamente recettivo ad ogni parola, a ogni gesto, a ogni intenzione. E questo “speciale sensore”, magari non vi sarà stato di grande aiuto nell’interazione con il mondo esterno, ma vi ha permesso una cosa importantissima: imparare a stare con voi stessi, a riconoscervi, e a distinguervi.

Praticamente, solo voi potete sapere cosa vi passa per la mente quando vivete qualcosa di particolarmente toccante e profondo (dall’esterno, tutti pensano che dormiate, o che rimuginiate su questioni molto pratiche, visto che siete i maghi del problem solving), ma si scatenano dentro di voi fuochi d’artificio, reazioni chimiche degne di un reattore nucleare, amplificazioni sensoriali che nessuna droga è mai riuscita a riprodurre, e voi vi godete lo spettacolo. Certo, perché siete capaci di vivere, amare e soffrire la vita. Ripetiamolo, capaci. Cosa vuol dire questo? Che la “capacità” indica una possibilità di accoglienza, ed è data dallo spazio vuoto in grado di contenere qualcosa. Quel vuoto però deve avere un limite, per poter contenere. Voi quanto vuoto avete creato dentro? Forse anche troppo, ed è il caso di cominciare a dare argini a quello spazio, e forma, per vedere se c’è posto per qualcosa di importante, che una volta tanto possa rimanere, senza ferire.

La brutta notizia è un fake

Si dai, non ve lo volevo dire, ma qui di brutte notizie in realtà non ce ne sono. Ad ogni modo, per accontentare quel “gusto del macabro” che piace un po’ a tutti, ve la metto giù così: la brutta notizia è che avete un Cuore. Proprio così, non vi sto prendendo in giro! La cattiva notizia è la buona notizia, dipende dal seguito che le darete!

Proprio quella cosa che vi fa provare sensazioni insopportabilmente meravigliose, è la stessa che ha avuto bisogno della protezione, che voi, immensamente valorosi, avete garantito con un’armatura solida e lucente. Sapete qual è stato l’intoppo che ha reso tutto complicato? Che a un certo punto, tra “difendere” e “proteggere”, è sorta non poca confusione. Quando è iniziato il meccanismo distorto che ha portato a “corazzarvi”?

Magari non c’è un trauma vero e proprio a cui far risalire l’inizio della vostra “Crociata”, ma fin da piccoli, poco alla volta, vi siete costruiti la vostra cotta di maglia di ferro, poi avete aggiunto l’Elmo, per inibire i pensieri più liberi e creativi, la Corazza, per ingabbiare un cuore troppo sensibile e rumoroso, e infine le schiniere, il bracciale, il guanto d’arme e lo scudo, che vi rendono difficoltosi i movimenti, e la realizzazione di quelle passioni che attendono la vostra attenzione da sempre, e sotto avete stratificato per bene pezze di cuoio, per isolarvi ancora meglio dalle “minacce” del mondo là fuori. Curioso notare come la parola “armatura” derivi dal latino armare, che si differenzia davvero di poco dal verbo amare. Come a dire, che dove non può esserci un amore senza condizioni, dove non ci può essere una resa, si rende necessario il combattimento.

La difesa, lama a doppio taglio

Non sono una psicoterapeuta, nè una psicologa, nè qualunque altra cosa inizi per “psico” (si dai, fatela la battuta, che me la sono tirata addosso! “Psico”-patica, ecco cosa sei!), ma bisognerà pur dare merito a chi ha inizialmente fatto luce sui meccanismi di difesa, il caro Sigmund Freud. Altri studiosi poi hanno ripreso le sue ricerche, chiarendo meglio come in noi si possano innescare quei processi che, agendo in differenti livelli di coscienza, permettono all’Io di proteggersi da eccessive richieste psichiche o da pulsioni troppo intense. Sono delle vere e proprie strategie, che aiutano a fronteggiare la portata ansiogena, fonte di angoscia, di un dato evento. Quando il nostro sistema emotivo e neuronale percepisce una situazione pericolosa, cerca di escludere il più possibile la coscienza, talvolta anche attraverso alterazioni della percezione sensoriale, da ciò che ritiene inaccettabile. E quindi intervengono dei potentissimi cecchini: rimozione, proiezione, identificazione, fissazione, regressione, razionalizzazione, intellettualizzazione, diniego, repressione degli affetti, sublimazione, isolamento, ritiro emotivo, psicosomatizzazione, idealizzazione, onnipotenza, svalutazione. Non è finita qui, potremmo aggiungerne molti altri, perchè abbiamo un vero arsenale di dinamiche che ci permettono di filtrarci la realtà nel modo “più digeribile” possibile!

Secondo Valliant, i meccanismi di difesa contribuiscono al raggiungimento di elevati standard di funzionamento sociale. Effettivamente, senza questi processi che ci permettono, di volta in volta, di attaccare, fuggire, o “congelarci”, di fronte a eventi inaffrontabili per il nostro corpo emotivo, chissà dove saremmo! Quindi, è il caso di dirlo, la vostra Armatura sta facendo un lavoro prezioso: vi permette di adattarvi al vostro contesto, al tessuto sociale in cui siete inseriti, in base all’età e ai vostri valori, e vi rende la vita un po’ più facile. Almeno in parte. Di contro, vi blocca, e vi fa sentire a volte come dei burattini a cui sono stati tagliati dei fili. Vorreste fare o dire qualcosa, ma non lo fate, vorreste esprimere un sentimento, ma lo tenete per voi, vorreste semplicemente assaporare la vita, nei suoi aspetti più ludici, goderecci, divertenti, liberi, ma rimanete ancorati ai vostri schemi.

guerriero a riposo

Possiamo toglierci la Corazza?

No. Non tutta; non immediatamente; NON PER ACCONTENTARE QUALCUNO. Scusate, ma qui il maiuscolo ci stava. Quando gli altri vi fanno notare “quanto siete chiusi”, distaccati, freddi, poco calorosi, troppo razionali e metodici, schematici, e chi più ne ha, più ne metta, fateci caso. Probabilmente c’è un motivo che vi riguarda, se vi sta dicendo queste cose. Non è sbagliato mettersi in discussione, riflettere su noi stessi, quando veniamo giudicati. Ma non commettiamo l’errore di sforzarci di essere diversi da quello che siamo.

Cambiare è possibile, nel 99% delle situazioni. Ci sono davvero poche circostanze dell’esistenza in cui non abbiamo scelta, e di solito hanno a che fare con questioni legate alla salute, alla vita e alla morte. Ma il cambiamento deve partire da una richiesta che noi stessi, facciamo a noi stessi! Per tutto il resto ci vuole solo una buona dose di coraggio, e consapevolezza, in egual misura.

Qualcuno starà dicendo: “Brava, hai scoperto l’acqua calda pure tu!”. 

Consapevolezza, è certamente una parola abusata, soprattutto in certi contesti. Per una volta però, cerchiamo di parlarne in termini empirici, partendo dall’esperienza di ognuno di noi, e non da sistemi di pensiero. Probabilmente, la consapevolezza è quella capacità che ci permette di cambiare impercettibilmente, ma senza possibilità di appello, e che ci fa trovare il coraggio di fare scelte, intraprendere percorsi, accettare rischi, fare salti nel buio, uscire allo scoperto, dopo averci chiarito meglio i nostri propositi, le nostre inclinazioni, chi siamo veramente, e cosa vogliamo essere, in un dato momento. E queste sono le sue conseguenze, a rigor di logica, ma come si fa a “diventare consapevoli”? 

De-ci-den-do-lo. Se le batoste della vita non sono servite a farvi capire chi siete, e a camminare spediti nelle vostre scarpe, vuol dire che con voi le cattive maniere non funzionano. Meglio così: questo significa che da oggi in poi, potete fare a meno di ficcarvi nei casini! Quindi, passo indietro. Bisogna usare metodi più soft. E dove si possono trovare questi metodi soft? Nella vostra ostinazione, nella muta ribellione, nella tenacia di Guerrieri, che avete forgiato da tempo, a furia di lottare contro tutto, e spesso contro voi stessi, si cela una fonte praticamente inesauribile di Volontà, di cui Voi, e solamente voi, dovete prendervi carico e cura. Lì dentro c’è un tesoro che può fruttarvi parecchio, ma siate voi a scoprirne la mappa. Iniziate da piccoli passi, non serve mirare “ai salti quantici”. Quando inizierete a muovervi, vi scoprirete più veloci di quello che pensavate. Perché avrete cominciato, senza saperlo, ad alleggerire il vostro fardello di bronzo.

Se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo. Se non vi è piaciuto, o se non volete condividere un bel niente, almeno cominciate a fare un po’ di stretching con la vostra Corazza. A presto!

 

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